Coronavirus e smart working, quando l’Italia non è preparata…

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In questi tempi in cui la parola “Coronavirus” è sinonimo di morte ma anche di isolamento nelle proprie case, eppure spicca anche il termine di “smart working”, ovvero il lavoro agile.

Lo smart working è fondamentalmente quello che viene definito dalla traduzione dall’inglese come “lavoro intelligente”, eppure sembra essere del tutto fuori luogo in un’Italia disorganizzata e allo sbando su tutto.

Parole dure? Non direi, visto che si tratta solo della semplice, nuda e cruda realtà dei fatti, quella stessa realtà che il governo italiano (e il popolo stesso) da decenni non vogliono vedere.

Questo come tanti altri argomenti, del resto. In ogni caso in questo articolo mi concentrerò sull’argomento “smart working” e come questo chi più chi meno riguarda tutti.

Photo by Austin Distel on Unsplash

Coronavirus, nuove opportunità per lo smart working?

Beh, inutile girarci intorno… l’Italia non è tecnologicamente preparata per lavorare da casa in maniera efficace e allo stesso tempo le aziende non fanno nulla per rendere il lavoro a distanza una realtà che all’estero è all’ordine del giorno.

Eppure in tempi di Coronavirus c’è tutto il tempo necessario per rifletterci sopra, visto che lo smart working rappresenta un’opportunità che non solo è da tenere in forte considerazione ma va subito attuata.

Noi professionisti Freelance ci facciamo i conti tutti i giorni, visto che l’uso del computer e di internet sono il nostro pane quotidiano da sempre e i ruoli nel lavoro in remoto sono tanti:

  • tecnici informatici
  • grafici
  • blogger e copywriter
  • influencer
  • lavori di segretariato a distanza
  • ecc.

Quindi i lavori da fare a distanza sono davvero molti e purtroppo molti titolari di aziende e imprenditori italiani tendono fino troppo a sottovalutare il potenziale del lavoro a distanza.

Tale metodo permette di risolvere una serie di problematiche tra cui:

  • spese e stress per gli spostamenti e quindi addio al problema pendolari,
  • molto meno traffico per le strade e si va a risolvere il problema di ritardo sul lavoro a causa dei treni italiani in perenne ritardo,
  • meno traffico per le strade vuol dire anche inquinare di meno,
  • questo e tanto altro.

Non è un fatto da sottovalutare e in Italia si parla di oltre 570mila smart worker, in aumento rispetto al 2018 (proprio come indicato da un articolo a questo link), anche se altre fonti citano anche circa 3 milioni di utenti attivi.

Ovviamente all’estero è realtà da molti anni ma tra le problematiche prima elencate vi sono anche riguardanti il digital divide, ovvero la mancanza di una connessione veloce (fibra ottica) su tutto il territorio italiano.

Ma oltre al problema della connessione si devono comunque calcolare in primis i benefici, infatti l’articolo linkato prima menziona quanto segue:

I lavoratori «smart» sono mediamente più soddisfatti dei colleghi che lavorano in modalità tradizionale.

Soprattutto, gli smart worker sarebbero più soddisfatti dell’organizzazione del proprio lavoro (il 31% degli smart worker contro il 19% degli altri lavoratori), ma anche delle relazioni fra colleghi (il 31% contro il 23% degli altri) e della relazione con i loro superiori (il 25% contro il 19% degli altri): si fa più fatica ad arrivare alla saturazione.

I lavoratori agili sembra che siano anche più capaci di responsabilizzazione rispetto agli obiettivi aziendali e personali, di flessibilità nell’organizzare le attività lavorative e di bilanciare l’uso delle tecnologie digitali con gli strumenti tradizionali di collaborazione.

Riguardo i benefici generali l’articolo prosegue con queste parole:

Oltre al miglioramento della produttività, l’Osservatorio del Politecnico rileva «una riduzione dell’assenteismo e riduzione dei costi per gli spazi fisici».

Al tempo stesso anche l’ambiente ringrazia: meno spostamenti per recarsi sul posto di lavoro significano meno emissioni inquinanti.

«Per i lavoratori», spiegano, «anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti; per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno».

Ma secondo voi la maggioranza dei “datorini di lavoro” ci arriva su questi punti? Direi pochissimi e le prove sono costantemente ogni giorno sotto i nostri occhi, molte aziende italiane arrivano anche a non riconoscere i buoni pasto.

In questi tempi di Coronavirus e di altre emergenze non ci si può permettere di far fermare il lavoro per stupide scusanti e congetture dovute ad una mentalità limitata come quella italiana (e anche nel caso dei soliti tecnofobi) e il conto che si paga per la stupidità altrui è purtroppo altissimo.

Nonostante in Italia lo smart working, soprattutto per via del Coronavirus, sia comunque un provvedimento di Legge non si riesce ad applicarlo nella maniera adeguata e in un’Italia problematica su tutto cadono veramente le braccia.

Voi che cosa ne dite?

Avete mai provato a lavorare come smart worker? Forse alcuni stanno seriamente considerando l’idea, eppure ho constatato personalmente che molti non sono nemmeno attrezzati adeguatamente.

È inutile girarci intorno, senza un computer è impossibile anche solo considerare l’idea e questo siamo in molti a saperlo, eppure di recente ho visto che in Italia sono parecchi a credere che con un dispositivo mobile si possa fare tutto.

Niente di più sbagliato, ovviamente. Sono purtroppo in tanti a non avere uno straccio di computer che permetta loro di lavorare anche solo con applicativi per ufficio (Microsoft Office, LibreOffice, software di gestione e contabilità, posta elettronica, ecc.).

Negli articoli precedenti avevo narrato che era possibile acquistare computer senza Windows preinstallato a prezzi concorrenziali, infatti anche per i principianti e per gli utenti che vengono da Windows niente è meglio del sistema operativo Zorin OS, scaricabile a questo link.

È un sistema operativo apprezzato da migliaia di utenti proprio per la dinamicità e allo stesso tempo l’incredibile semplicità di utilizzo.

Quindi un principiante non ha le solite preoccupazioni che avrebbe su Windows come ad esempio i virus, la pulizia di sistema e altri sproloqui targati Microsoft.

La sicurezza e la velocità sono a livelli altissimi e anche su computer non particolarmente performanti la velocità di esecuzione è evidente, ad esempio per coloro che in questo periodo hanno problemi economici su Amazon trovate in offerta il notebook Lenovo al prezzo di soli € 289,90.

Se invece non potete fare a meno di Windows 10 potete acquistare un modello con il sistema di Microsoft precaricato al prezzo di € 353,90 e ovviamente la spedizione è gratuita.

Quindi non ci sono scusanti per iniziare ed è opportuno considerare che prima si inizia e meglio è, soprattutto per quegli utenti che sono ancora in palese ritardo con la tecnologia.

Dopotutto c’è da considerare che senza computer non è nemmeno possibile stendere un proprio curriculum e non potrete sempre appellarvi all’amico, al “cugggino” o ad altre fonti, quindi è opportuno evitare di perdere ulteriore tempo ed essere meno opportunisti.

So di usare delle frasi piuttosto dure ma credetemi, con molti soggetti non c’è altra scelta, visto che l’Italia è il fanalino di coda anche in termini di utenza che si ostina a non volerne sapere di usare un computer, ovviamente nelle scuole nostrane di certo il problema non è affatto minore.

Quindi state a casa in questo pericoloso periodo e cominciate a darvi da fare.

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